Odore di merda, di Antonio Boscacci è un libro che ci racconta la vita nella Sondrio di metà ‘800 vista attraverso gli occhi di un ragazzino di umile famiglia. È scritto in uno strano ma divertente italiano con costruzioni sintattiche e forme linguistiche prese a prestito dal dialetto locale. Questo approccio alla scrittura, che si mutua da strutture sintattiche e dal lessico, sembrerebbe ispirato a Verga. Antonio Boscacci, con questo stratagemma, riesce a creare un ritmo e una cadenza evocativi, rendendo la lettura molto piacevole. Mi auguro che l’effetto sia percepibile e godibile anche per chi non ha radici nella cultura e nel dialetto valtellinesi.
Il libro è piuttosto interessante, grazie alla ricchezza e al colore dei personaggi e delle vicende narrate, e merita certamente di essere letto.
In questo romanzo è mancata, a mio parere, una revisione professionale del testo. Un buon editore avrebbe suggerito di potare alcune parti un po’ ripetitive e di eliminare sezioni che non sembrano aggiungere nulla al racconto.
Odore di merda è un romanzo scritto in uno strano e divertente Italiano con costruzioni sintattiche e forme linguistiche prese a prestito dal dialetto valtellinese.
Curiosamente, ho trovato un po’ eccessivi anche i riferimenti alla sessualità del ragazzino; in particolare, trovo un po’ forzato il finale, che qui non svelerò. Questi eccessi sono forse dovuti a un’ingenuità dell’autore, alle prese con il suo primo e, purtroppo, ultimo romanzo. Con un po’ più di esperienza, questi eccessi si sarebbero facilmente potuti evitare o smussare, senza togliere nulla al volume. Purtroppo Antonio Boscacci ci ha lasciato nel 2012 e non avremo mai il piacere di leggere un altro suo romanzo.
In conclusione, è una lettura piacevole per tutti, ma che raccomanderei in particolare a Sondriesi e Valtellinesi per i tanti riferimenti alla geografia, alla cultura e alla storia locali.
Buona lettura!

