Mi ha intervistato Roberto Bonzio, fondatore di Italiani di Frontiera

Articolo pubblicato nel marzo 2008 su ItaliAni di Frontiera da Roberto Bonzio

Una mattina, Roberto Bonzio arriva negli uffici di Novedge in centro a San Francisco e si siede con me per intervistarmi. Mi fa un sacco di domande. Io rispondo con risposte lunghe e dettagliate, aspettandomi che, come spesso accade, la complessità delle situazioni e dei modelli di business e di marketing che descrivo venga inevitabilmente distorta e ipersemplificata. Roberto prende pochi appunti. Terminata l’intervista, saluta e se ne va.

Pochi giorni dopo, sul blog di Italiani di Frontiera, esce la mia intervista. Inizio a leggerla con preoccupazione, ma gradualmente scopro molti dei punti importanti che, con poca fiducia, avevo condiviso con Roberto. Incredibile ma vero, Roberto è uno dei pochi giornalisti che, oltre a saper scrivere, sanno anche ascoltare e capire.

Non mi resta che ringraziare Roberto Bonzio per questo splendido lavoro che ha fatto e che (scoprirò solo dopo) inserirà nel suo libro “Italiani di frontiera: Dal west al web: un’avventura in Silicon Valley”, pubblicato da EGEA.

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Azienda leader mondiale con 6 persone e software avanzato: Franco Folini racconta il caso Novedge

By ROBERTO BONZIO | MARCH 27, 2008

Un piccolo ufficio a San Francisco, un organico di cinque o sei persone e un sistema avanzatissimo per gestire in tempi record un centinaio di produttori sparsi per il mondo, uniformare la loro offerta e vendere i loro articoli online su scala planetaria. E oggi, nella vendita su Internet di software per progetti e per il disegno industriale, Novedge è leader mondiale, dice Franco Folini, ingegnere passato dall’Università di Parma al business hi-tech sulla Baia. Che gli Italiani di Frontiera ha spiegato un caso aziendale esemplare.

DALL’UNIVERSITÀ DI PARMA A SILICON VALLEY – Mi sono laureato in Informatica alla Statale di Milano. Poi ho lavorato al Cnr nel gruppo che si occupava di Computer Aided Design, e ho insegnato questa materia per dieci anni all’Università di Parma. Ma ero stanco di vedere la mia carriera procedere a rilento… facevo una cosa di nicchia, quasi esclusiva, senza alcun riconoscimento. Cosi’ nel 2001 ho accettato di venire in California ad Actify, societa’ che sviluppa software.

SOPRAVVISSUTI ALLA BOLLA – Novedge l’abbiamo fondata nel 2003 assieme a Cristiano Sacchi, imprenditore seriale che aveva fondato Actify. Siamo sopravvissuti senza troppi problemi alla bolla di Internet, in un settore tutto sommato meno esasperato e abbastanza tradizionalista, dove vendere online è ancora considerata una novità. Novedge vende software per progettisti meccanici, architetti, artisti 3D e disegnatori industriali. Con oltre duemila prodotti in catalogo, oggi siamo il più grande rivenditore online al mondo di questo tipo di software. Oltre 100 fornitori e più di 1 milione di visitatori all’anno. Ma noi ci occupiamo solo del sito e del marketing. E siamo solo in 4 o 5.

AUTOMATIZZARE ALL’ESTREMO – Per un anno abbiamo avuto un venditore che cercava clienti. Ma poi non serviva… siamo quasi una novita’ ma il mercato ci sta venendo incontro. Il software è sulla strada dell’hardware, non ci sono più negozietti che vendono computer, presto non ci saranno più nemmeno quelli per vendere i programmi. Vendere online significa vendere con margini più bassi. Dunque, occorre essere estremamente efficienti e generare volumi enormi per ottenere un reddito significativo… dobbiamo avere pochissimi addetti e un processo il più automatizzato possibile. Per gestire un’offerta articolata fra pochi prodotti che vendono tanto e altri che vendono poco ma sono tantissimi, secondo i principi indicati da Chris Anderson, direttore di Wired, nel suo libro “The Long Tail”.

RENDERE SEMPLICE IL COMPLICATO – Quel che il cliente vede su Internet è appena la metà del nostro complesso sistema web, che, quando lui piazza un ordine online, lo processa in pochi minuti, facendo i conti con cento fornitori diversi, ognuno con sito, grafica, informazioni, modalità di vendita e di pagamento diverse… Grazie a questo sistema articolato, siamo noi ad adattarci ai fornitori e non viceversa. E, in più, nascondiamo questa complessità al cliente, che sul nostro sito trova tutto uniformato a un unico standard, il che è indispensabile per velocizzare e semplificare l’offerta. Su questo ci concentriamo. Non ci occupiamo di assistenza (ci sono aziende specializzate che lo fanno a pagamento) e quasi non abbiamo comunicazioni telefoniche, che, con i nostri numeri e i nostri ritmi, sono uno spreco di tempo ed energie che non ci possiamo permettere.

IL BLOG È UNA SCOPERTA PER IL MARKETING – Per noi che facevamo lo sviluppo di prodotti, la vendita e il marketing sono stati momenti in cui abbiamo potuto verificare direttamente come questi prodotti andassero sul mercato. Facciamo anche un blog ed è stata una scoperta constatare quanto sia importante per il marketing. Il blog è un’occasione di approfondimento, con interviste a sviluppatori, esperti e artisti del settore, senza ovviamente parlare dei prodotti che vendiamo noi. Non ha scopi commerciali ma fa vedere che dietro a un’azienda online ci sono persone competenti, che sanno cosa vendono. Cosa importante nei confronti dei clienti, perche compensa la scarsa attenzione che abbiamo con loro, visto che siamo contattabili solo online e l’assistenza e’ rimandata ai fornitori… un paio di mesi fa, ad una fiera di settore a San Diego, abbiamo scoperto che tutte le persone incontrate leggevano il nostro blog e ci hanno fatto i complimenti… Inoltre, le interviste sono un’ottima occasione per coltivare contatti con un sacco di persone del settore. Il blog ci aiuta ad aumentare la visibilità del sito commerciale, poiché è più facile linkare un blog con interviste di esperti che un sito che vende software. Ma ha anche sviluppato il business: diverse aziende ci hanno contattato proprio tramite il blog, proponendoci di vendere i loro prodotti.

VENDITE ONLINE: NULLA CONTA PIÙ DEL PREZZO – Mi ha colpito scoprire come le persone comprino online. Mi aspettavo facessero come me, che acquisto solo dopo essermi ben informato, aver partecipato ai forum ed aver confrontato i prodotti… niente affatto. La gente compra molto più d’impulso o a prezzo. Sì, certo, le community, la fidelizzazione del cliente, la reputazione del fornitore… tutte cose importanti. Ma alla fine il prezzo migliore è quello che conta di più’. Quindi, tutta l’attività di marketing e di promozione è efficace, ma solo se alla fine offri il prezzo migliore. E se manca quello, il resto svanisce…

SILICON VALLEY MITO E REALTÀ – Silicon Valley è un posto unico quanto a opportunità, anche se c’è un po’ di mitologia, che forse fa comodo ai venture capitalist. Qui si rischia e si accetta il fallimento senza drammi… beh si’ e vero ma sino ad un certo punto. Certo manager e dipendenti sono pronti a muoversi da un’azienda all’altra… magari chi fallisce trova un altro posto, ad un livello piu’ basso. Poi pero’ si parla solo dei casi di successo…

UN MODELLO INESPORTABILE – Il punto di forza di Silicon Valley è l’ecosistema, una serie di componenti correlate, legate fra loro, che creano un sistema unico. Come esportare questo modello, magari in Italia? Credo sia virtualmente impossibile. Puoi portare i venture capitalist con i finanziamenti… ma non avrai la mobilità. E poi manca l’infrastruttura logistica, la mentalita’ e la massa critica… cioe’ una serie di aziende che fanno scuola in un settore. È una delle ragioni per cui possiamo esistere qui e non in Europa. Qui apri un’azienda diventi operativo compilando alcuni moduli online, anche se poi ci sono una serie di altri passaggi… l’ambiente legislativo e fiscale e’ piu’ accogliente che in Italia. Poi c’è il fattore del marketing. Se fossimo in Italia invece che a San Francisco e facessimo la stessa cosa, non ci ascolterebbero… perche’ comunque ci muoviamo su uno scenario globale.

MERCATI GLOBALI E ITALIA – Noi iniziamo alle sette, per essere operativi sui mercati asiatici. Ma questo della flessibilità necessaria in un mercato globale è un principio che fatichiamo a far capire in Italia. Perché vendiamo anche software prodotti in Italia. Poi però noi sbrighiamo in pochi minuti l’ordine e la ditta produttrice impiega tre, quattro giorni per fare la spedizione. Non capiscono che bisogna adattarsi alle esigenze del cliente. Hanno un numero di telefono che magari non e’ un numero verde ma un numero italiano a pagamento, dove puo’ rispondere una persona che non parla inglese… Nel mercato americano ci sono aspetti strani, come l’ossessione per la tracciabilità, cioè poter individuare in qualsiasi momento a che punto è la spedizione e dove si trova il prodotto. Oppure la consegna in un giorno, con clienti disposti a sborsare molto di più per ricevere subito il prodotto. Sarà anche una fissazione, ma se pagano devi saperlo fare. Con i fornitori italiani non ci riusciamo…

IN ITALIA TALENTI DEL SOFTWARE SPRECATI – Per la situazione italiana, chi si intende di software non ha sbocchi professionali, percio’ finisce a lavorare nell’assistenza tecnica, che per questa ragione li’ e’ molto migliore che qui… ci sono ottimi ingegneri in Italia e per questo alcuni imprenditori italiani hanno sviluppato le loro aziende facendo la spola tra Silicon Valley, dove trovano finanziamenti e marketing, e la realizzazione dei prodotti che fanno in Italia. È il caso di Fabrizio Capobianco (Funambol), Massimo Arrigoni (Productcart.com) e Michele Ursino (Folder.com).

DECADENZA DELL’ITALIA – Guardandola da qui, non sono ottimista, sull’Italia. Mi ricorda la metafora della rana cotta… metti una rana nell’acqua bollente e schizza fuori. La metti nell‘acqua tiepida che scaldi sino a farla bollire e lei si abitua gradualmente sino a morire… ecco, mi pare che se resti in Italia, la decadenza la percepisci meno. Se vai all’estero e ci torni, ti viene da scappare subito.

Roberto Bonzio, Italiani di Frontiera
Roberto Bonzio, Italiani di Frontiera (foto di Alessio Jacona)

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