La rete e la strada

Articolo pubblicato nel febbraio 1996 sulla rivista valtellinese Viceversa

ViceVersa
ViceVersa, periodico valtellinese

Dapprima il chiacchericcio, poi le presentazioni tecniche, quindi quelle autorevoli, e infine i tuttologi, esperti cavalcatori dell’ultima moda e dell’ultimo slogan, navigatori del tutto e del niente. La parola magica si diffonde con estrema rapidità in tutto il globo, raggiunge la penisola e penetra sino alle città e ai villaggi. Il movimento è enorme, coinvolge persone, risorse, aziende, capitali ed infrastrutture. In parte si autosostiene, si auto-eccita, ma in gran parte è sostenuto e amplificato dai mass media con un tam-­tam sempre più incessante e martellante. Il messaggio che passa sulla stampa e sulla TV è chiaro: se non sai cos’è Internet non sei aggiornato, moderno, informato, qualcuno ti direbbe che sei “out”. La febbre sale rapidamente e contagia tutti in un crescendo vertiginoso: tutti vogliono andare sulla rete, tutti vogliono diventare cittadini del villaggio globale, nessuno vuole rimanere escluso dal mondo della comunicazione, dalle opportunità del domani. Le scuole si precipitano ed ottengono allacciamenti alla rete, propongono corsi, concorsi e quant’altro. Le aziende non vogliono perdere l’occasione del secolo e pur non afferrando pienamente i significati e l’utilità della comunicazione globale-planetaria istantanea ci si buttano e investono, con prudenza, ma investono. Nessuno vuole perdere l’occasione, tutti vogliono poter dire “Io c’ero e ci sono”. Anche le istituzioni e gli enti pubblici sembrano improvvisamente risvegliarsi dall’indisturbato letargo burocratico-statale ed hanno alcuni sussulti, anche loro vogliono esserci ed occupare una poltrona prima che lo spettacolo abbia inizio. L’attesa si va facendo frenetica, ora siamo quasi tutti pronti per il futuro telematico, il futuro sta per avere inizio, e quando finalmente il futuro “accadrà” noi ci saremo!

Verso il Futuro (The Road Ahead) di Bill Gates
Verso il Futuro (The Road Ahead) di Bill Gates

Nell’attesa siamo confortati e sostenuti dai sacerdoti della tecnologia, dai predicatori della comunicazione telematica: Bill Gates (B. Gates “Verso il futuro“, Mondadori, 1995) e Nicholas Negroponte (N.Negroponte “Essere digitali“, Sperling & Kupfer, 1995), tra i più noti ed autorevoli in sincronia con tanti altri sconosciuti ci sostengono nella frenetica attesa descrivendoci i paradisi del futuro prossimo. Ci fanno intravedere una sorta di terra promessa dove non esiste la solitudine, grazie alle amicizie telematiche intercontinentali, dove non esiste ignoranza, grazie ad una cultura accessibile a costo nullo ed in quantità oggi inimmaginabili, dove esistono pari opportunità per tutti, grazie ad informazioni complete ed accessibili in tempo reale, dove non esiste povertà, grazie a nuove occasioni di lavoro ed affari per tutti.

La rete oggi
In alcuni paesi occidentali tecnologicamente più avanzati il futuro della comunicazione è già iniziato e in parte è già passato. Poco importa, i mass media hanno istantaneamente generato un nuovo futuro da aspettare, da conquistare e soprattutto da acquistare, hanno spostato un poco più avanti il cartello su cui sta scritto “Qui inizia il futuro”. Le forti aspettative non sono state per nulla soddisfatte ma bensì ampliate ed ulteriormente esasperate. Se facciamo un giretto in uno di questi paesi, e grazie alla rete lo possiamo fare senza muoverci dalla nostra scrivania, forse potremo cogliere alcuni aspetti molto interessanti del fenomeno Internet e farci una ragionevole idea di ciò che significherà per noi nel prossimo futuro.

Negroponte Essere Digitali
Essere Digitali (Being Digital) di Nicholas Negroponte

Innanzitutto un dato che qualcuno classificherebbe come preoccupante e che semplicemente ritengo “di interesse”: oltre il 50% del traffico su Internet è oggi costituito da pornografia. Trattasi ovviamente di pornografia digitale, a volte multimediale, ma comunque sempre di pornografia. Chi volesse convincersene potrebbe dare un’occhiata alle statistiche dei collegamenti effettuati da un qualunque nodo Internet, i siti più gettonati sono quasi immancabilmente quelli di Playboy, Penthouse, ecc. Se poi si andassero a controllare le news più “lette”, le tanto propagandate aree di discussione suddivise per argomenti, certamente tra le centinaia di argomenti disponibili, in testa alla classifica troveremo certamente “alt.sex…” e “alt.picture.erotica…”. Non è mia intenzione esprimere un giudizio morale su questo utilizzo della rete, ma con tutta tranquillità posso affermare che certamente non si tratta né di cultura né di informazione.

L’accesso ad informazioni di carattere culturale è frequentemente propagandato come elemento qualificante della rete ma attenzione la quantità di “pagine WWW”, il formato più diffuso per i documenti telematico-digitali, sulla rete è tale che non sempre è facile rintracciare delle informazioni utili rovistando nel “mucchio”. Non solo vi sono problemi oggettivi di reperimento delle informazioni, problemi in parte risolti dai cosiddetti “motori di ricerca” che i navigatori della rete ben conoscono, ma soprattutto vi sono problemi di cernita delle informazioni utili da quelle meno utili o inutili. Volendo ad esempio reperire informazioni su un argomento che supponiamo sia identificabile con una singola parola, utilizzando un motore di ricerca, ci troveremo tra le mani da alcune decine ad alcune centinaia o migliaia di riferimenti. Si tratta usualmente di riferimenti a documenti disponibili sulla rete, principalmente “pagine WWW”, ovviamente in lingua inglese. Di questa massa di riferimenti, se avremo la pazienza di controllarli, solamente pochissimi ci potranno fornire informazioni di valore, tutti gli altri o non saranno inerenti ai nostri interessi oppure saranno insignificanti o vera e propria “spazzatura” telematica. Spesso un giro in una buona biblioteca può fornire risultati migliori con tempi comparabili.

Altre volte nelle nostre ricerche sulla rete ci troveremo di fronte alla tanto desiderata “informazione” ma ecco che vedremo istantaneamente alzarsi di fronte a noi una barriera a tutti nota: l’informazione è lì, ma disponibile solo a chi sottoscrive un abbonamento alla banca dati o è disponibile a pagare il servizio. Insomma ecco che sulla rete abbiamo incontrato le prime bancarelle del mercato; è certamente un mercato telematico-planetario ma è comunque un mercato dove per fare acquisti è necessario possedere e poter spendere del denaro

Da veri surfisti della rete scegliamo l’ondata giusta e ci lasciamo trascinare verso i siti di alcune aziende grosse e piccole; troviamo delle pagine WWW a volte molto curate e spettacolari, dei depliant illustrati e basta, nessun servizio gratuito, nessuna informazione che non sia strettamente commerciale. Alcune aziende americane hanno rapidamente colto l’occasione offerta dalla rete ed hanno aperto il loro commercio sulla rete, chi con una bancarella, chi con un grande magazzino “virtuale”. Poche o pochissime aziende italiane sembrano invece aver colto le potenzialità dello strumento rete e WWW, le loro pagine sono immancabilmente piene di vuoto; spesso sono lì solo ad affermare una presenza ma assolutamente incapaci di fornire informazioni utili. Anche in questo caso poca informazione, niente cultura; tutto sommato poco più di quanto sia possibile trovare in un grosso centro commerciale.

Se poi il nostro “surf virtuale” su Internet viene sospinto da ondate telematiche verso un “Internet provider”, ossia fornitore di Internet al pubblico, la situazione diviene persino disarmante: presso il “provider” troviamo gli Editor WWW, cioè i programmi per farsi delle pagine WWW, troviamo i browser WWW, ossia i programmi per leggere le pagine WWW, ma non troviamo nessuno che abbia qualcosa di interessante da raccontare in una pagina WWW. Come prevedibile chi ha qualcosa da dire, un’opinione da comunicare non è rimasto muto in attesa della rete ma ha trovato altri canali, mentre chi se ne stava senza pensieri ed opinioni nell’era ante-Internet persevera nel suo non pensiero, spesso mascherandolo con appariscenti effetti grafici in una pagina WWW.

Il vento di Internet ci sospinge ora verso le liste di discussione, cioè quei gruppi di utenti, con adesione totalmente gratuita, che si scambiano liberamente opinioni via posta elettronica sui più disparati argomenti. Il meccanismo è semplice ma efficace: vi è un indirizzo Internet, il list server, dove è memorizzata la lista degli abbonati o aderenti alla lista, chiunque voglia fornire un proprio contributo può inviarlo al list server che automaticamente lo fa rimbalzare a tutti gli abbonati, il tutto nel volgere di pochi minuti. Anche qui una prima constatazione: vi è un solo gruppo di discussione in lingua italiana: si chiama ITALIA-L e ospita messaggi a dir poco demoralizzanti, sembra di avere inavvertitamente intercettato una di quelle chiacchierate assurdo-demenziali tanto care ai CB, dove è tutto un susseguirsi di “Ti scucio male …”, “Non ti scucio … “, ecc. Le altre liste sono decisamente meno sgradevoli ma attenzione, anche qui il tema in più veloce crescita è il sesso, in tutte le sue più imprevedibili e improbabili varianti.

La rete e la vita
Il progresso e la tecnologia sono sempre stati proposti come mito della società moderna ed indicati come fattori fondamentali per l’evoluzione umana e per il miglioramento delle condizioni economiche culturali e sociali. Internet viene oggi indicata dai tanti sacerdoti e predicatori telematici della nostra era come una tecnologia capace non solo di alleviare ed in parte risolvere gli storici problemi della povertà e dell’accesso alle “fonti” della cultura, ma anche come lo strumento in grado di fornire una soluzione ai più moderni problemi della società contemporanea quali la solitudine, la comunicazione e la socialità. Nel corso del nostro viaggio virtuale per la rete non abbiamo incontrato nulla che confortasse queste aspettative né possiamo osservare nei paesi tecnologicamente più avanzati i benefici effetti attesi delle nuove tecnologie. Forse dobbiamo ridimensionare le nostre aspettative e cominciare a pensare alla rete come uno strumento per realizzare cose non così dissimili da quelle che realizzeremmo senza la rete. Se ci guardassimo attorno scopriremmo che in un giorno incontriamo per strada almeno tante persone “reali” quante persone “virtuali” potremmo incontrare sulla rete; dunque la nostra eventuale solitudine non può certo essere risolta da uno strumento o da una tecnologia.

Anche dal punto di vista culturale sarebbe ingiusto imputare una eventuale scarsa frequentazione di librerie, biblioteche, cinema, concerti, circoli e manifestazioni culturali a problemi di accessibilità e costi invece che riconoscere la causa in un nostro scarso interesse o pigrizia. Veramente mancano le occasioni? Veramente gli spettatori di Mike Buongiorno e di Mengacci si butterebbero a capofitto sulle librerie virtuali di Internet se la rete arrivasse nelle loro case? Veramente i costi di un disco, di un volume o di uno spettacolo teatrale sono la causa del nostro disinteresse?

La rete è solo una grande strada che arriva in casa nostra attraverso il sottile filo del telefono, e grazie a questo filo noi possiamo esplorarla. Lungo la strada troveremo quello che le strade di tutto il mondo ospitano: molti luccicanti negozi, alcuni ricchi centri commerciali, qualche originale bancarella, molti bidoni della spazzatura, qualche raro museo o biblioteca e infine, immancabile, l’affollato bordello. Ovviamente sulla strada potremo incontrare tante persone di tutte le razze e di tutte le nazionalità, esattamente come accade ad un milanese o ad un newyorkese quando scende in strada per comprare le sigarette.

Nota
Questo articolo non intende esprimere un giudizio negativa su Internet né tantomeno rinnegarne l’utilità. A dimostrazione di ciò confermo che da alcuni anni utilizzo quotidianamente con soddisfazione Internet nel lavoro di tutti i giorni; numerose mie attività lavorative sarebbero pressoché inconcepibili senza la rete.

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