Racconto pubblicato nel numero di dicembre 2024 del Giornalino della Pro Loco di Chiuro.
Ma sei proprio sicuro che questa galleria sbuchi da qualche parte? — esclama Anselmo, rivolgendosi all’amico che lo precede di pochi metri.
Non preoccuparti, come fai sempre! — risponde Giovanni —Sono passato mille volte di qua. Ancora poco e sbuchiamo all’aperto. Questa galleria era utilizzata dagli operai che costruirono le grandi dighe di Scais e di Venina.
Sarà come dici. — ribatte un po’ scocciato Anselmo —Ma qui c’è un buio pesto e non si vede ancora la proverbiale luce alla fine del tunnel!
Giovanni avanza lentamente nel buio puntando il frontalino sul fondo sconnesso per vedere dove mettere i piedi. Giunto allo spigolo roccioso dell’ennesima curva, segue la galleria che svolta a destra, quando un raggio di luce lo colpisce. Subito si gira e urla all’amico —Ci siamo! Ci siamo! Dietro la curva c’è l’uscita. Vedo la luce!
Era ora! — ribatte risollevato Anselmo —Non ne posso più del buio! Non vedo l’ora di sedermi al sole, mangiarmi il mio bel panino e godermi la vista panoramica sulla Val d’Ambria.
Affiancati, Anselmo e Giovanni si affrettano verso l’uscita, guidati dal puntino luminoso là in fondo.
Anselmo, il più giovane dei due, esce per primo. La luce del sole di mezzogiorno lo acceca. Si stropiccia gli occhi. Lentamente le pupille si riabituano alla luce ed ecco che un vasto paesaggio comincia a prendere forma davanti a lui. Là in fondo si vedono delle alte montagne, un poco sotto l’imbocco della galleria c’è un ampio lago circondato da boschi di alte conifere.
Non ero mai stato da queste parti, ma questa Val d’Ambria è grandissima! — esclama Anselmo dopo essersi guardato attorno con meraviglia — Molto diversa da come me l’avevi raccontata. Bellissima!
Fermo! — risponde Giovanni —Questa non è la Val d’Ambria. O meglio, non lo è ancora.
Anselmo guarda la valle che si allarga davanti a lui. Guarda Giovanni e poi, di nuovo, muove lo sguardo verso la valle. Qualcosa non lo convince. D’improvviso esclama: Ma cosa dici? La mappa è chiara: siamo in Val d’Ambria!
Giovanni lo guarda dritto negli occhi e gli fa cenno di sedersi accanto a lui su un grosso masso, all’imbocco della galleria.
Anselmo, caro amico mio, ti ho portato qui per svelarti l’antico segreto dei valdambrini. Un segreto che può conoscere solo chi, come me e te, è nato su queste montagne, o ha genitori nati e vissuti qui.
Ho capito! — ribatte Anselmo —Mi stai di nuovo prendendo in giro perché non trovo mai il tempo né la voglia di esplorare le montagne dei nostri nonni. Ma adesso basta!
Giovanni fa un cenno di assenso e con tono serissimo risponde:
—Guardati intorno, Anselmo! Osserva il paesaggio. Attraversando il tunnel abbiamo percorso poche centinaia di metri, ma per magia abbiamo fatto un salto indietro nel tempo di ben 280 milioni di anni.
Anselmo, guardando con aria dubbiosa il suo amico, risponde: Non ero mai stato qui. Ma non vedo nulla di strano. Ci sono le montagne, un bel lago e vedo anche delle conifere. Se fossimo tornati indietro di 280 milioni di anni, avremmo visto almeno un dinosauro. Ha, ha!
Giovanni, con tono spazientito, ribatte —I dinosauri non ci sono ancora; qui siamo ancora nel Permiano. Arriveranno solo nel Giurassico, fra una cinquantina di milioni d’anni!
Guarda bene questa valle. — continua Giovanni —Questo non è il tipico lago alpino. È torbido, piatto, poco profondo, quasi una palude. Guarda le montagne davanti a noi. Vedi là in fondo? Quello è un vulcano! Lo si riconosce dalla fumata grigia. Guarda bene anche le conifere qui accanto a noi. Assomigliano alle araucarie più che ai nostri abeti o ai larici.
Incredibile! Hai ragione! Che spettacolo stupendo! — risponde sbalordito Anselmo.
—Nel corso dei 280 milioni di anni che separano questo luogo dai giorni nostri — continua Giovanni —questo lago scomparirà. Le montagne davanti a noi verranno erose dall’acqua e dai venti fino a scomparire. Al loro posto emergerà la grande catena montuosa delle Alpi. Proprio qui dove c’è il lago, si formerà la Val d’Ambria, la valle che ti aspettavi di trovare. Anche le piante e gli animali che vediamo sulla riva scompariranno estinguendosi. Dalla loro evoluzione nasceranno nuovi animali e nuove piante.
Ma allora, queste non sono le montagne dei nostri nonni! E come arriveranno qui le nostre montagne? Le Alpi e le Prealpi? — Chiede Anselmo, sempre più incuriosito.

In 280 milioni di anni succedono tante cose. Il paesaggio cambia completamente più volte! Qui ci troviamo sul bordo della placca tettonica africana, una sorta di isolotto che galleggia sul magma terrestre e ospita l’intero continente africano. Questa placca si muove verso nord, spinta dalla forza centrifuga terrestre. E va a sbattere contro la placca europea. Lo scontro è lentissimo. La placca europea, sotto questa pressione lenta ma forte e costante, si corruga e si increspa, come un tessuto. Lungo la linea di contatto tra le due placche, la placca europea invece si inabissa sprofondando sotto la placca africana. In questo scontro titanico, il bordo settentrionale della placca africana viene spinto verso l’alto da forze potentissime.
L’increspamento della placca europea, —continua Giovanni, —solleva le rocce fino oltre i 4000 metri del Bernina dando luogo alle Alpi retiche, quelle sulla destra orografica della Valtellina. Nel frattempo, il bordo più a nord della placca africana si solleva fino ai 3000 metri del Pizzo Coca nelle Alpi Orobie, quelle sulla sinistra orografica della Valtellina.
Anselmo lancia uno sguardo perplesso all’amico Giovanni, di qualche lustro più vecchio, e ribatte —Ma allora la Valtellina sta a cavallo fra l’Africa e l’Europa? Veramente?
Corretto —risponde Giovanni —la Valtellina sta proprio a cavallo della linea insubrica che separa le due placche. Dal punto di vista geologico, gli abitanti di Chiuro, Tresivio e Poggiridenti sono europei, mentre quelli di Faedo, Piateda e Castello dell’Acqua sono africani! E quindi, anche noi, che discendiamo dai Valdambrini, siamo africani!
Sono sempre stato contro il razzismo! —dice Anselmo sorridendo —A maggior ragione, ora che ho scoperto di essere geologicamente africano, sarò ancora più antirazzista!
Fai bene! —replica Giovanni.
D’improvviso Anselmo si azzittisce. Osserva il paesaggio davanti a lui con nuovi occhi. Un po’ spaventato, ma felice di essere stato messo a conoscenza dell’antico segreto di Valdambrino. Ripercorre nella sua mente le incredibili informazioni che l’amico Giovanni ha condiviso. D’un tratto, guarda Giovanni, punta il dito verso l’enorme lago sabbioso che si adagia sul fondo della valle e chiede: Ma questo lago, che fine farà in tutti questi sconvolgimenti che mi hai raccontato?
Con calma e pazienza, Giovanni prova a spiegarsi meglio —col tempo, il lago si asciugherà. Lentamente. I sedimenti di limo e sabbia che ora stanno sul fondo, nel corso di milioni di anni, si trasformeranno in rocce, appunto chiamate sedimentarie. Poi le forze tettoniche, come ti ho detto, cominceranno a spingere queste rocce verso l’alto, alcune anche oltre i 2000 metri di quota.
Ma dunque —ribatte Anselmo —un giorno un escursionista a passeggio in Val d’Ambria potrebbe trovare delle rocce composte di sabbia su cui stiamo camminando?
Sì, ma troveranno qualcosa di ancora più interessante delle rocce sedimentarie che si formeranno con questo limo. — Prosegue Giovanni —Osserva quella lucertola, lì sulla riva. Vedi la lunga sequenza di impronte che ha lasciato mentre camminava sulla sabbia umida? Con un po’ di fortuna, quelle impronte prima si asciugheranno al sole e poi, con la prossima pioggia, verranno ricoperte da un nuovo strato di sabbia e limo. Lentamente, sabbia e limo si trasformeranno in roccia che la pressione tra le placche farà riemergere in superficie tra 280 milioni di anni, creando nuove montagne. Una volta esposte all’aria, la forza del ghiaccio e del gelo spezzerà queste rocce esponendo nuovamente alla luce del sole queste impronte, ora fossilizzate.
Fra poco, —continua Giovanni —un’attenta escursionista in Val d’Ambria potrebbe scoprire su un masso proprio la versione fossilizzata delle impronte di lucertola che abbiamo davanti a noi!
Grazie, Giovanni, per avermi svelato questo segreto! —risponde Anselmo —Questa è una storia meravigliosa che dura da 280 milioni di anni! Così vicina a casa nostra, ma anche così lontana!
Ora però torniamo! —prosegue Anselmo —Tu mi dici che non ci sono dinosauri, ma ho visto in giro certi lucertoloni che non mi piacciono per niente.

Quel bestione laggiù è un dimetrodon, non un lucertolone. Infatti è più imparentato con noi mammiferi che con i rettili. È lungo oltre 4 metri e pesa circa 250 kg. Non è un dinosauro, ma dobbiamo comunque essere molto attenti: è un feroce predatore e vorrei evitare di incontrarlo di persona! Anche lui lascerà impronte nella sabbia che si fossilizzeranno e si conserveranno fino ai giorni nostri!
Ora che ti è stato rivelato l’antico segreto dei valdambrini e che hai visto con i tuoi occhi cosa succedeva da queste parti 280 milioni di anni fa —conclude Giovanni —è giunto il momento di ripercorrere a ritroso la galleria e tornare a casa!
Conclusione
Per osservare le tracce fossili lasciate sulle sabbie del lago del Permiano non è necessario scoprire l’antico segreto dei valdambrini con Giovanni e Anselmo. I ritrovamenti fossili in Val d’Ambria sono recentissimi, per cui non hanno ancora una dimora stabile. A breve, alcuni verranno esposti presso la sede del Parco delle Orobie Valtellinesi ad Albosaggia, altri presso il Museo di Storia Naturale di Morbegno, e altri presso il Museo di Storia Naturale di Milano. A Piateda potrebbe presto nascere un centro espositivo dedicato esclusivamente ai ritrovamenti fossili della Val d’Ambria.


Bello !!!