Sei Gradi di Separazione

Articolo apparso nel numero di ottobre 2023 del Giornalino della ProLoco di Chiuro.

C’è una nota teoria sociologica secondo la quale ciascuno di noi è collegato a ogni altra persona attraverso una catena di conoscenze e relazioni che contiene non più di 5 o 6 intermediari. Questa teoria è diventata famosa nel 1993 grazie al film “6 gradi di separazione” del regista australiano Fred Schepisi e con un giovanissimo Will Smith nella parte principale. Se non l’avete mai visto ve lo consiglio. Film un po’ datato ma sempre divertente.

Il manifesto del film "Six Degrees of Separation" del 1993
Il manifesto del film “Six Degrees of Separation” del 1993.

Dunque, se la teoria è vera, a livello mondiale due persone scelte a caso sono separate al massimo da 5 o 6 altre persone che, a due a due, si conoscono. Se ad esempio, scegliessi in modo casuale un pastore di yak in una prateria della Mongolia, dovrei poter trovare un mio conoscente che conosce qualcuno, il quale conosce qualcuno, e così via per un massimo di 5 persone, fino a raggiungere il pastore mongolo. È una teoria indubbiamente affascinante. Alcuni studi recenti fatti su Facebook, hanno rilevato livelli di connessione ancora più stretti: siamo collegati al 90% della popolazione mondiale attraverso soli 4 gradi di separazione. Dunque, su questo pianeta non esistono estranei, siamo tutti profondamente connessi. Nonostante nazionalismi e razzismi, gli abitanti del pianeta terra sono più uniti e interconnessi di quanto vorrebbero credere.

Perché racconto questa curiosa teoria? Perché nella piccola comunità Chiuro i gradi di separazione oscillano tra uno e due. Considerando l’intera Valtellina, credo che potremmo salire fino a un massimo di 3 gradi di connessione. Tradotto in parole semplici, scelto un chiurese a caso, certamente lo conosciamo di persona (un grado di separazione) oppure conosciamo qualcuno che lo conosce (due gradi di separazione). Se  allarghiamo l’analisi all’intera valle, se la persona non ricade in una dei due casi menzionati allora molto probabilmente conosce l’amico di un mio amico (terzo grado). Per chi ha vissuto a Chiuro tutta la vita questa affermazione potrebbe essere scontata. Nel mio caso, avendo vissuto in grandi città gran parte della mia vita, provo sempre uno strano ma piacevole senso di sorpresa e di gioia ogni volta che scopro e riscopro le connessioni che innervano questa piccola comunità. Ogni nuova connessione che scopro è un promemoria che le cose che ci legano e accomunano sono molte di più di quelle che ci separano. Non solo a Chiuro, ma anche in Valtellina, e soprattutto nell’intero pianeta.

Tutti noi, qui in paese, quando incontriamo qualcuno per la prima volta, cerchiamo immediatamente di classificarlo sulla base di parentele o conoscenze comuni. È un sistema di classificazione chiaramente tribale che quando ha successo crea familiarità e abbatte le barriere che istintivamente si alzano quando ci si rapporta a degli sconosciuti. La ricerca tribale prova a collocare le persone nei primi due, al massimo tre gradi di separazione. A volte questa ricerca fallisce e la cosa ci spiazza. Ecco che allora l’interlocutore viene classificato come furesté, un categoria di persone di cui non fidarsi completamente. Si tratta di un titolo a vita che il malcapitato si porterà addosso per il resto dei suoi giorni. A volte il titolo diventa ereditario, per cui i figli di un foresté sono a loro volta dei furesté.

Chi ha vissuto lontano dal paesello ha imparato sulla sua pelle che il valore delle persone non ha nulla a che vedere con il grado di connessione. Le persone vanno valutate per come si comportano, per come interagiscono con noi e per come pensano, non certo per il grado di separazione che ci separa da loro. Tanto quanto mi piace e mi sorprende scoprire l’esistenza di connessioni strette che mi uniscono a nuovi conoscenti, così mi piace aprirmi a nuovi contatti esterni sapendo già che non li potrò collocare nella mappa storica o genealogica del paese. Sono proprio queste persone esterne che mi aiutano ad aprire i miei orizzonti, ad allargare il campo d’azione della mia empatia. Per interagire con loro dobbiamo fare un piccolo sforzo e uscire dalle nostre aree di comfort e familiarità, andando oltre quelle connessioni dove ci sentiamo più sicuri e protetti. Ci sono momenti e occasioni in cui è importante abbandonare i territori familiari e invece scegliere di avventurarsi in spazi sociali e culturali inesplorati aperti ad incontri nuovi e inaspettati. La ricompensa per questo piccolo sforzo sono nuove amicizie, nuove conoscenze, nuovi e interessanti modi di guardare al mondo circostante. Non lasciamo che la nostra pigrizia sociale e il nostro amore per il comfort e la familiarità ci limiti alla sola comunità locale. Un giorno potremmo scoprire che dietro le pareti vellutate del comfort si nascondono le barre metalliche di una gabbia sociale e culturale. Continuiamo ad apprezzare le connessioni locali, a gioire per un amico o un cugino in comune, ma al contempo alziamo lo sguardo in alto, verso l’orizzonte, lontani da campanilismi, nazionalismi e razzismi, pronti ad apprezzare le persone nuove e diverse che la vita ci fa incontrare. 

Secondo uno studio rigoroso, la maggior parte delle persone su Facebook hanno un grado di separazione che varia tra 2.9 e 4.2. L'immagine presenta la distribuzione del grado di separazione rilevato tra gli utenti Facebook.
Secondo uno studio rigoroso, la maggior parte delle persone su Facebook hanno un grado di separazione che varia tra 2.9 e 4.2. L’immagine presenta la distribuzione del grado di separazione rilevato tra gli utenti Facebook.

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