Articolo apparso nel marzo 2023 sulla rivista online BitMap
Franco Folini, Digital Marketing Instructor, Consultant e Public Speaker, ci spiega cos’è e come funziona l’IA, quali vantaggi porta, quali nuove sfide comporta e qual è l’atteggiamento più corretto da tenere verso una delle tecnologie più dirompenti di questo momento storico.
Se ne parla già da anni, ma dopo il lancio, lo scorso novembre, di ChatGPT, l’IA è diventata un argomento di stretta attualità anche per i non addetti ai lavori. Ma che cos’è davvero l’intelligenza artificiale? Come funziona? Quali sono le opportunità e gli scenari che si aprono per tutti noi e per il mondo delle aziende? C’è davvero da avere paura?
Queste sono solo alcune delle domande che abbiamo posto a Franco Folini, Digital Marketing Instructor, Consultant e Public Speaker, che, nella sua carriera, vanta una docenza all’Università di Berkeley, attualmente insegna “Social Media Marketing” per il Master CAWEB dell’Università di Strasburgo e collabora con l’IULM di Milano.
Franco: Il termine intelligenza artificiale (IA) indica una categoria di sistemi software basati su diverse tecnologie. Ciò che li accomuna è la capacità di svolgere compiti, tipicamente riservati agli umani, quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività – spiega Folini. Per capire meglio cosa sia l’IA, è utile confrontarla con il software tradizionale”.
BitMAT: Ci spieghi meglio…
Franco: In un sistema software tradizionale nulla accade che non sia stato previsto e codificato da un programmatore. Anche quando un sistema esibisce un comportamento complesso, in realtà stiamo assistendo alla combinazione di azioni atomiche secondo una logica codificata dagli sviluppatori. In modo diverso, un sistema di IA esibisce comportamenti basati sui dati con cui è stato addestrato e non su regole esplicitamente codificate. Questo approccio basato sull’apprendimento amplia le potenzialità e la varietà di risposte che il sistema intelligente può generare. Da qui nascono le capacità menzionate all’inizio: ragionamento, pianificazione e creatività”.
In un sistema software tradizionale nulla accade che non sia stato previsto e codificato da un programmatore, in modo diverso, un sistema di IA esibisce comportamenti basati sui dati con cui è stato addestrato e non su regole esplicitamente codificate.
BitMAT: L’IA si sta diffondendo a macchia d’olio: tutto il mondo è incuriosito e sono tante le applicazioni in cui potrà trovare impiego in futuro. Può darci qualche numero?
Franco: ChatGPT, il più noto tra i sistemi di IA e di cui tutti parlano, è arrivato sugli schermi dei nostri computer soltanto lo scorso novembre. Dopo soli tre giorni dal rilascio, aveva raggiunto il primo milione di utenti. A gennaio, trascorsi meno di due mesi, ne aveva accumulato oltre 100 milioni. Come riferimento, possiamo citare Facebook, che impiegò dieci mesi ad acquisire il primo milione di utenti. Questi numeri testimoniano l’enorme interesse che queste tecnologie stanno suscitando in tutto il mondo.
BitMAT: L’IA, però, non è solo ChatGPT…
Franco: Esistono numerosi altri strumenti di IA utilizzati sia dai consumatori sia dalle aziende. Come consumatori, ogni giorno utilizziamo l’IA, a volte senza saperlo. Pensiamo al robot rasaerba che ci tiene in ordine il giardino, o al cellulare che sceglie per noi esposizione, tempi e messa a fuoco dei nostri scatti per aiutarci a scattare foto migliori. Anche quando facciamo shopping online, è l’IA che da dietro le quinte ci consiglia quali prodotti acquistare e che popola le pagine di molti siti con contenuti che risuonano con i nostri interessi.
Nel mondo industriale, l’IA controlla sistemi robotizzati, gestisce processi di automazione, schedula numerosi interventi di manutenzione e collabora con i sistemi di progettazione e di simulazione. L’IA presto assumerà un ruolo strategico anche in altri settori, come la medicina, le biotecnologie, il marketing, la formazione e la ricerca scientifica. L’Italia ha molta strada da fare anche in questo campo e, infatti, si posiziona alla sedicesima posizione tra i paesi europei nell’adozione di sistemi di IA (dati EuroStat 2021). Le prospettive economiche sono interessanti, infatti a livello mondiale, la crescita media annua, CAGR, del mercato dell’IA da qui al 2030 viene stimata intorno al 38.1% (fonte). Secondo le previsioni, il settore automobilistico e dei trasporti dovrebbe rappresentare il campo di applicazione più importante in un mercato che nel 2022 ammontava a $136 miliardi (fonte).
BitMAT: Come impatta o potrà impattare l’AI sulla vita di tutti noi?
Franco: Per quanto già oggi si stia facendo un ampio uso dell’IA, le prospettive per il futuro prevedono un’ulteriore crescita che estenderà l’uso di queste tecnologie a nuovi settori e applicazioni. Il continuo progresso tecnologico di questi strumenti è stato e continua ad essere impressionante. Grazie al costante miglioramento delle prestazioni e al dominio degli strumenti di IA, ogni giorno vediamo concretizzarsi nuovi scenari d’uso. Attività che tradizionalmente richiedono capacità prettamente umane, come la creatività, possono ora beneficiare di questi progressi tecnologici. Abbiamo accesso a sistemi di IA in grado di scrivere racconti, generare immagini artistiche e fotografiche e realizzare interi video. Il tutto con una qualità e una creatività che pensavamo fossero riservate ai migliori artisti. Gli scettici sminuiscono i progressi fatti sostenendo che l’IA non ha capacità creativa ma semplicemente assembla con abilità pezzi di opere altrui che ha memorizzato nella fase di addestramento. Gli osservatori più pragmatici ci fanno notare che anche la creatività umana, in gran parte, non è altro che un riassemblare e un ricombinare di opere ed esperienze che abbiamo incontrato nel corso della nostra vita.
Gli osservatori più pragmatici ci fanno notare che anche la creatività umana, in gran parte, non è altro che un riassemblare e un ricombinare di opere ed esperienze che abbiamo incontrato nel corso della nostra vita.
BitMAT: Che benefici può portare l’IA ad una figura professionale creativa, come un grafico o uno scrittore?
Franco: I creativi più intraprendenti hanno iniziato a utilizzare i sistemi di IA come un assistente instancabile a basso costo che li aiuta a esplorare e scoprire nuove idee, sempre diverse. Nel futuro, i professionisti di successo saranno quelli che sapranno combinare al meglio sensibilità e intelligenza umana, con la potenza dell’instancabile IA. I primi risultati di questo sodalizio sono visibili online e molto promettenti.
Anche altre attività fino ad oggi considerate esclusivamente umane, come ad esempio il ragionamento, si stanno aprendo prospettive straordinarie. Grazie all’alleanza tra intelligenza umana e artificiale, assisteremo presto a un’ulteriore accelerazione del progresso nei settori tecnologici, medici, meccanici, ecc.
BitMAT: Focalizzandoci invece sull’ambito aziendale, quali vantaggi l’IA offre alle imprese?
Franco: L’IA rappresenta una grande opportunità per le aziende che vogliono rimanere competitive sui mercati internazionali, ma potrebbe presto diventare una scelta obbligata. Le aziende che esiteranno a introdurre al proprio interno queste tecnologie e le relative conoscenze per il loro utilizzo sono destinate a soccombere, travolte dalla concorrenza. Mentre i processi di digitalizzazione hanno richiesto quasi 20 anni, per questa nuova ondata di innovazione si prevedono tempi più brevi. Le opportunità che si stanno aprendo saranno accessibili solo alle aziende più dinamiche. Nel frattempo, chi non avrà saputo aggiornarsi per trarre beneficio da queste tecnologie rischierà di essere travolto da una pressione competitiva insostenibile”.
BitMAT: Come l’intelligenza artificiale può essere utilizzata dalle imprese?
Franco: I sistemi di IA nelle aziende possono essere classificati in due categorie principali: (1) sistemi orizzontali addestrati su dati generali, come ChatGPT, e (2) sistemi verticali addestrati sui dati specifici di un settore o di un’azienda. Queste categorie possono generare vantaggi a breve termine quali l’aumento della produttività, l’efficientamento dei processi, e il miglioramento della qualità dei prodotti. A medio termine, gli impatti saranno più importanti e richiederanno profonde riorganizzazioni delle strutture aziendali, a vantaggio della flessibilità e della dinamicità. I settori in cui vedremo i cambiamenti più significativi sono: l’automazione dei processi, l’analisi dei dati, la business intelligence, l’iperpersonalizzazione del marketing e delle vendite, l’assistenza clienti, la gestione delle risorse umane, l’ottimizzazione della catena di approvvigionamento, il rilevamento delle frodi, la sicurezza informatica e, infine, l’innovazione e lo sviluppo di nuovi prodotti. La mia raccomandazione migliore per le aziende è considerare l’IA non una minaccia allo status quo, ma uno strumento per migliorare le proprie competenze e produttività e, al contempo, un’opportunità di innovare i processi e i prodotti.
La mia raccomandazione migliore per le aziende è considerare l’IA non una minaccia allo status quo, ma uno strumento per migliorare le proprie competenze e produttività e, al contempo, un’opportunità di innovare i processi e i prodotti.
BitMAT: Le imprese si stanno avvicinando all’impiego di questa tecnologia?
Franco: Molte aziende in tutto il mondo si stanno rapidamente avvicinando a queste tecnologie. Queste scelte innovative sono sostenute da alcuni recenti cambiamenti: (1) i costi di acquisizione e utilizzo di questi strumenti sono in rapida discesa, (2) la loro complessità di utilizzo si sta gradualmente riducendo, rendendo l’IA appetibile ad un parco di utenti più ampio, e infine, (3) l’integrazione di queste nuove tecnologie nei pacchetti software che le aziende italiane già utilizzano. Un esempio è il plug-in di Shopify che analizza gli ordini e gli shopping cart abbandonati con tecniche di Machine Learning per generare raccomandazioni di acquisto ai visitatori dei siti e-commerce. Le aziende possono accedere e attivare questi plug-in in tempi brevi e a costi contenuti, senza dover appoggiarsi a esperti di IA”.
BitMAT: Ha notato differenze tra l’Italia e gli Stati Uniti?
Franco: In confronto all’Italia, le aziende statunitensi stanno adottando i sistemi di IA più rapidamente perché dispongono di processi di digitalizzazione più avanzati. I sistemi di IA necessitano di basi dati centralizzate e ben strutturate, di processi chiaramente definiti e tracciabili, e di competenze tecnologiche diffuse in tutti i livelli e le funzioni aziendali. Le aziende italiane più dinamiche che hanno investito nella digitalizzazione sono ben posizionate per iniziare a utilizzare sistemi di IA per migliorare l’efficienza e la redditività dei propri processi. Le aziende che invece hanno rimandato o ritardato la digitalizzazione inevitabilmente si troveranno uno svantaggio competitivo e dovranno mettere in conto tempi per adozione più lunghi.
BitMAT: Quali sono invece i timori più diffusi legati all’adozione di questo tipo di tecnologia?
Franco: Tra i tanti sviluppi dell’IA, c’è la generazione di voci, video e testi. Non si intravedono limiti tecnici alla qualità dei contenuti multimediali generabili dall’IA né alla loro verosimiglianza. Se, ad esempio, un malintenzionato avesse accesso a un mio video, l’IA potrebbe utilizzarlo per creare un mio avatar molto verosimile. Potrebbe quindi programmare l’avatar per fare una videochiamata a un mio amico, convincendolo a dargli del denaro. Possiamo immaginare come queste tecniche potrebbero essere utilizzate per ingannare e truffare gli anziani e le persone più vulnerabili. Si inizia anche a discutere dell’uso di immagini, video e voci artificiali per influenzare l’opinione pubblica. Abbiamo già visto i primi casi eclatanti di “fake video” arrivare alla ribalta della cronaca. Come società e opinione pubblica, non credo che siamo preparati a riconoscere e gestire l’invasione di falsi multimediali che sta per travolgerci. Non esiste, ad oggi, un modo semplice e automatico per sapere se ciò che appare sui nostri schermi è autentico o un falso generato con tecniche di IA.
BitMAT: Per il mondo industriale quali sono i pericoli?
Franco: Per il mondo industriale i pericoli sono diversi. Molte aziende si troveranno a competere sul mercato e confrontarsi con concorrenti particolarmente agguerriti che hanno saputo fare un uso strategico dell’IA. Per rimanere competitivi la scelta di utilizzare l’IA sarà una scelta obbligata. Alcune aziende si troveranno ad affrontare anche un altro problema: come salvaguardare competenze professionali strategiche, proteggendole dalle conseguenze di un uso estensivo dell’IA. Consideriamo, ad esempio, un’azienda di progettazione di componenti meccanici. Per rimanere competitiva, l’azienda potrebbe implementare soluzioni basate sull’IA, automatizzando le attività manuali e quelle meno critiche del processo di progettazione. Fatte queste scelte strategiche, l’azienda si troverebbe ad impiegare quasi esclusivamente progettisti senior senza alcun bisogno di progettisti giovani e meno esperti. Nel giro di qualche anno, giunto il momento dell’inevitabile ricambio generazionale del reparto di progettazione, l’azienda si troverebbe senza candidati interni per sostituire i progettisti più anziani in pensione. Le scelte tecnologiche e organizzative legate all’adozione dell’IA metteranno presto in crisi i tradizionali meccanismi aziendali che generano esperienze e opportunità professionali, consentendo ai progettisti più giovani di maturare e costruirsi un bagaglio. Molti settori industriali dovranno prendere coscienza di questo pericolo ed evitare che, in nome del profitto a breve termine, vengano distrutti quegli spazi vitali in cui i giovani progettisti si formano e maturano. Senza azioni di contenimento, rischiamo di ritrovarci di fronte alla desertificazione dell’orizzonte professionale.
BitMAT: Molto spesso, una delle principali difficoltà è che le normative non riescono a tenere il passo con l’evoluzione rapida delle nuove tecnologie. Da questo punto di vista, come pensa che il quadro normativo debba definire le problematiche e gli ambiti di utilizzo dell’AI?
Franco: Da sempre le tecnologie precedono di parecchi anni le leggi che dovrebbero regolamentarle. È un fenomeno noto che abbiamo osservato, ad esempio, sui social media e che inevitabilmente si ripeterà anche per l’IA. In questa fase iniziale qualunque scelta legislativa o di regolamentazione sarebbe prematura. Siamo ancora tutti quanti impegnati a comprendere le potenzialità e l’impatto di questi avanzamenti tecnologici sull’economia, sulla scuola e sulla società. Le problematiche che ci troveremo ad affrontare sono enormi. Trovare risposte richiederà tempo e, nel processo di ricerca, commetteremo inevitabilmente errori. Uno dei temi principali che i legislatori si troveranno ad affrontare è come garantire un accesso equo e distribuito a questi strumenti, evitando che il controllo si concentri nelle mani di pochi. Sarebbe auspicabile evitare di ripetere gli errori commessi sui social media, dove le 3 società più importanti controllano circa il 98% del mercato. Già oggi il mercato dell’IA si sta muovendo verso il consolidamento del mercato con la concentrazione nelle mani di pochi player dei sistemi di maggior successo. OpenAI, l’azienda che ha realizzato ChatGPT e Dall-E, era nata come entità non profit con l’obiettivo di democratizzare l’accesso all’IA e condividere i progressi tecnologici nel mondo open source. Ben presto gli investitori, verificato il potenziale di questo campo, hanno cambiato idea ed oggi OpenAI punta a fare profitti e ha smesso di condividere i progressi tecnologici con le comunità open source.
Sarebbe auspicabile evitare, nel settore dell’IA, di ripetere gli errori commessi sui social media, dove le 3 società più importanti controllano circa il 98% del mercato. Già oggi il mercato dell’IA si sta muovendo verso il consolidamento del mercato con la concentrazione nelle mani di pochi player dei sistemi di maggior successo.
Un segnale positivo è invece arrivato recentemente dall’ufficio americano per il copyright (USCO), che si è pronunciato sul tema della proprietà intellettuale dei prodotti generati dall’IA. La posizione degli americani è che un oggetto digitale (video, testo, brano musicale o immagine) è coperto da copyright solo se è stato creato da un essere umano. Dunque, le opere di ChatGPT, Dall-E, StableDiffusion e MidJourney sono di fatto di dominio pubblico e possono essere copiate e riutilizzate legittimamente. Questo pronunciamento, se saprà resistere a tutte le prevedibili sfide legali, porterà molte aziende a limitare l’uso dell’IA per non compromettere il controllo sui contenuti web, sui materiali promozionali, ecc”.
BitMAT: In definitiva, dobbiamo temere l’AI o essere fiduciosi verso le nuove opportunità che offre?
Franco: Credo che dovremmo mantenere un atteggiamento bilanciato e produttivo verso l’IA, senza temerla eccessivamente. Consiglio ad aziende e professionisti di familiarizzare il prima possibile con gli strumenti di IA, per scoprirne sia le potenzialità sia gli inevitabili limiti e pericoli. Una tecnologia così potente avrà indubbiamente un impatto importante sulla nostra società, sul mondo del lavoro e della comunicazione. Dobbiamo dunque essere preparati e trovare un equilibrio tra rischi e benefici. Questo nuovo equilibrio può emergere all’interno delle nostre aziende solo se avremo imparato a conoscere l’intrinseca potenza e gli inevitabili rischi di questi strumenti.
Consiglio ad aziende e professionisti di familiarizzare il prima possibile con gli strumenti di IA, per scoprirne sia le potenzialità sia gli inevitabili limiti e pericoli. Una tecnologia così potente avrà indubbiamente un impatto importante sulla nostra società, sul mondo del lavoro e della comunicazione.
Personalmente sto utilizzando ChatGPT nel mio lavoro quotidiano. Lo utilizzo come se fosse un assistente. A volte mi suggerisce soluzioni brillanti a cui non avevo pensato, altre volte commette errori banali da principiante, ma è sempre instancabile e ha costi trascurabili. Mi affianca ogni giorno in numerose attività, aiutandomi a ridurre i tempi di consegna di molti progetti e a migliorare visibilmente la qualità dei contenuti che produco.
Bibliografia: Chi è Franco Folini
Franco Folini è laureato in Scienze dell’Informazione e vanta una solida esperienza nel marketing maturata in Silicon Valley, dove ha fondato e portato al successo una società di e-commerce specializzata nella vendita di software per la progettazione meccanica e architettonica. Dopo aver venduto la sua quota nell’impresa, Franco si è dedicato alla formazione nel campo del Digital Marketing, insegnando il Bootcamp (corso intensivo) di Digital Marketing presso l’Università della California a Berkeley. È inoltre docente del corso “Social Media Marketing” del Master CAWEB dell’Università di Strasburgo e collabora con l’IULM di Milano.
Oltre all’attività accademica, Franco offre consulenza in marketing, e-Commerce e innovazione a importanti aziende della Silicon Valley. Collabora con istituti internazionali di formazione e coaching, come il Silicon Valley Innovation Center. Recentemente rientrato in Italia, prosegue le attività di consulenza per i clienti statunitensi e ha avviato nuove collaborazioni con startup e aziende italiane.
Ringrazio Laura Del Rosario per avermi dato l’opportunità, con questa intervista, di condividere la mia esperienza d’uso di strumenti di intelligenza artificiale e le mie opinioni in merito alle prospettive e al potenziale impatto di questi strumenti.
