“Il maestro magro”, di Gian Antonio Stella – Recensione del libro

Gian Antonio Stella, l’autore del romanzo “Il maestro magro”, ha certamente talento. Peccato che non sappia gestire e valorizzare il proprio talento nella stesura di un romanzo ben scritto e ben pensato. Sono certo che le intenzioni e l’idea originale erano brillani. Il risultato un po’ meno.

Franco Folini

Gian Antonio Stella, l’autore del romanzo “Il maestro magro“, ha certamente talento. Peccato che non sappia gestire e valorizzare il proprio talento nella stesura di un romanzo ben scritto e ben pensato. Mi perdoni, autore, per il tono schietto con cui ho scritto questa recensione.

Il maestro magro” di Gian Antonio Stella

Il maestro magro è una lunghissima e noiosa collezione di spigolature di giornali del dopoguerra tenute assieme da una debole storia familiare. Numerosissimi sono i personaggi, le storie e i dettagli irrilevanti che si frappongono maldestramente alla lettura, senza alcun legame con la struttura narrativa e senza apportare alcun contributo alla trama, alla definizione dei personaggi o, semplicemente, al piacere del lettore. L’approccio da “collezionista di ritagli di giornale” di Gian Antonio Stella è talmente estremo da risultare irritante in molte parti del libro.

Mi piacerebbe sapere perché l’editore non ha fermato la pubblicazione del libro prima di mandarlo in stampa, come qualunque editore decente avrebbe fatto, chiedendo al Sig. Gian Antonio Stella di tagliare, rivedere e riscrivere ampie sezioni del romanzo. Il risultato dimostra come il talento, se non abbinato a un po’ di disciplina e mestiere, possa produrre volumi poco gradevoli alla lettura.

Ultima nota, un poco laterale. Da una serie di indizi si evince chiaramente che il sig. Stella ha ben poca dimestichezza con la condizione di povertà e con la dura vita del dopoguerra, oppure ha deciso di sacrificare la verosimiglianza in nome di qualche ambizione letteraria. Pur non essendo passato personalmente attraverso la guerra e il dopoguerra, ho ascoltato abbastanza storie da riconoscere gli strafalcioni che qua e là emergono nelle pagine del romanzo. Anche in questo caso, sarebbe bastata la revisione di un “senior editor” per intercettare gran parte di queste ingenue alterazioni della realtà, con notevole beneficio per il libro e per i suoi lettori.

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